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Questo prodotto usa una dolcezza artificiale per renderlo più appetibile senza zuccheri aggiunti.
Questo prodotto utilizza un dolcificante sintetico per risultare gradevole senza aggiungere calorie.
Dolcezza ottenuta tramite dolcificanti sintetici o sostanze chimiche, utilizzata in alimenti o bevande per sostituire lo zucchero naturale.
Le bibite light contengono spesso dolcezza artificiale come l'aspartame o la saccarina.
Le bevande a basso contenuto calorico includono spesso dolcificanti artificiali come l'aspartame o la saccarina.
Il termine è spesso associato a prodotti 'senza zucchero' o 'light', ma può avere connotazioni negative legate a possibili effetti sulla salute.
Sensazione di piacere o soddisfazione ottenuta in modo artificiale, ad esempio tramite esperienze digitali o stimoli controllati.
I social media offrono una dolcezza artificiale fatta di like e notifiche, ma non sostituisce i veri rapporti umani.
I social media forniscono una gratificazione immediata attraverso like e notifiche, che però non colmano il bisogno di connessioni autentiche.
In questo contesto, si riferisce a una soddisfazione superficiale o effimera, spesso legata all'uso di tecnologie.
La 'dolcezza artificiale' si riferisce a dolcificanti prodotti chimicamente (es. aspartame), mentre la 'dolcezza naturale' proviene da fonti come frutta, miele o stevia. Attenzione: alcuni dolcificanti 'naturali' come la stevia sono tecnicamente artificiali poiché richiedono processi di estrazione.
Utilizza 'dolcezza artificiale' per descrivere prodotti alimentari o bevande che utilizzano dolcificanti sintetici. Evita di usarlo in senso letterale per altri contesti, ad esempio per descrivere un'emozione.
Combinazione dei termini italiani 'dolcezza' (dal latino 'dulcedo', derivato di 'dulcis' = dolce) e 'artificiale' (dal latino 'artificialis', derivato di 'ars' = arte + 'facere' = fare). Il composto è entrato in uso nel XX secolo con lo sviluppo dei dolcificanti sintetici.
Il termine è comune nel linguaggio tecnico alimentare e nel marketing, ma può essere usato anche in senso figurato per descrivere soddisfazioni superficiali o effimere. In ambito culinario, si distingue dalla 'dolcezza naturale' degli zuccheri presenti in frutta o miele.