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Edificio o complesso che ospita persone bisognose, gestito da enti religiosi o laici per fornire assistenza materiale e spirituale.
La casa di carità fondata dalla contessa nel 1800 è ancora attiva oggi.
L'istituto di assistenza creato dalla nobildonna nel 1800 funziona ancora oggi.
Molte case di carità in Italia sono state trasformate in centri di accoglienza per migranti.
Numerosi istituti di assistenza nel paese sono stati convertiti in centri per l'accoglienza dei migranti.
Spesso gestite da congregazioni religiose, ma esistono anche realtà laiche. Il termine sottolinea l'aspetto caritatevole e solidale dell'istituzione.
In testi storici, 'casa di carità' indica spesso un luogo di assistenza religiosa. Oggi si preferisce 'centro di accoglienza' per evitare ambiguità con strutture residenziali per anziani.
Se incontrato in testi antichi o religiosi, 'casa di carità' si riferisce a un luogo di assistenza spirituale e materiale gestito da ordini come le Suore della Carità.
Composto da 'casa' (dal latino 'casa', abitazione) e 'carità' (dal latino 'caritas', amore verso il prossimo, dal verbo 'carere', mancare). Il termine riflette la tradizione cristiana di assistenza ai bisognosi, diffusa in Europa a partire dal Medioevo.
Il termine è oggi meno comune del sinonimo 'casa di riposo' o 'residenza assistenziale', ma rimane in uso in contesti storici o religiosi. In ambito moderno, si preferisce 'centro di accoglienza' o 'struttura di assistenza sociale'.