prego
/ˈprɛ.ɡo/risposta educata e formale a un ringraziamento, equivalente a 'di nulla', 'non c'è di che' o 'si figuri'
A: Grazie per il regalo!
B: Prego, figurati!
A: Scusi il disturbo.
B: Prego, si figuri.
Usato anche per rispondere a scuse o per invitare qualcuno a entrare o a parlare.
esortazione gentile a fare qualcosa, equivalente a 'prego!' o 'avanti!'
Prego, si accomodi!
Invito gentile a entrare o sedersi.
Prego, entri pure!
Invito a entrare in un luogo.
Comune in contesti formali o quando si offre qualcosa.
prima persona singolare dell'indicativo presente del verbo 'pregare' (chiedere con rispetto o insistenza)
Io prego ogni sera prima di dormire.
Espressione di devozione religiosa o richiesta formale.
Forma verbale poco usata nel parlato quotidiano, più comune in contesti religiosi o letterari.
Collocazioni
Frasi correlate
💡Consiglio professionale
Quando usare 'prego' come risposta a un ringraziamento
In Italia, 'prego' è la risposta più comune e neutra a un 'grazie'. È adatto a quasi tutti i contesti, sia formali che informali. Evita di usare 'di nulla' in situazioni molto formali, dove 'si figuri' o 'non c'è di che' sono più appropriati.
⚡Regola d'oro
Regola d'oro per 'prego'
'Prego' come risposta a un ringraziamento è sempre una formula di cortesia e non implica un vero e proprio 'prego' nel senso di 'chiedere'. Non confondere le due accezioni!
📖Origine della parola
Dal latino 'precor' (pregare, chiedere), attraverso il latino ecclesiastico 'precor' (invocare). La forma 'prego' come risposta educata si è sviluppata nel Medioevo come abbreviazione di 'prego Lei' (la prego di accettare i miei ringraziamenti).
📝Note d'uso
Il termine è estremamente versatile e il suo significato cambia radicalmente a seconda del contesto. Come risposta a un ringraziamento, è una formula di cortesia universale in italiano. Come verbo, è raro nel parlato quotidiano ma comune in contesti religiosi o letterari. Come esortazione, è tipico di situazioni formali o quando si offre qualcosa.